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I sotterranei di San Crisogono

La Regio XIV Transtiberim e il titulus Chrysogoni


L’area archeologica scoperta al di sotto della basilica medievale di S. Crisogono (consacrata tra 1126 e 1129), oltre a conservare le imponenti rovine dell’omonima chiesa paleocristiana e altomedievale, riveste un ruolo di particolare interesse per la comprensione topografica e urbanistica del Trastevere in età romana.

Localizzato sulla riva destra del fiume – nota anche come Litus Tuscus e storicamente separata dal resto della città – nel I secolo d.C. Trastevere venne annesso all’Urbe, solo da un punto di vista amministrativo, come XIV Regio augustea. Due secoli più tardi, con la costruzione delle Mura Aureliane (270-273 d.C) risultò infine compresa nel pomerio.

La vicinanza del fiume, l’imponente rete viaria[1], la connessione con la parte commerciale della città[2] tramite ponti monumentali[3], furono elementi che concorsero allo straordinario sviluppo del quartiere, che ben presto divenne la Regio più estesa e densamente abitata della città, in cui si concentrava la maggior parte del popolo minuto, dei mercanti e degli stranieri.

Il tessuto urbano del quartiere, nel periodo di massimo sviluppo (III-IV sec. d.C.), era caratterizzato da svariate tipologie di edifici, a carattere pubblico, privato e commerciale. I Cataloghi Regionari (redatti nel IV secolo), menzionano ben 4405 insulae (i “condomini” di Roma antica), 90 domus, 22 horrea (magazzini), 86 balinea (bagni), 180 lacus (fontane) e 23 pistrina (forni).

Una composizione così articolata richiedeva naturalmente delle attente misure preventive in caso di disordini o dei frequenti incendi: risale infatti ai tempi di Augusto l’istituzione del corpo dei vigili del fuoco, divisi in sette coorti (una ogni due regioni) e vari distaccamenti (excubitoria), uno dei quali, l’excubitorium della VII Coorte, è stato rintracciato nel 1865-66 quasi di fronte alla basilica di S. Crisogono. Sull’intonaco delle pareti dell’edificio, ben conservato, è tuttora visibile una serie di interessanti graffiti realizzati dai vigili stessi, contenenti invocazioni agli dei, perorazioni agli imperatori, brevi note di vita quotidiana[4].

Già in età classica, in Trastevere è documentata la presenza di una comunità cristiana, inizialmente poco distinguibile tra la moltitudine dei culti, più o meno ufficiali, che andarono diffondendosi nella capitale dell’Impero. Prima del IV secolo, tracce di edifici riferibili alla nuova religione (domus ecclesiae) sono in effetti assai scarse e di dubbia interpretazione, mentre a seguito dell’editto di tolleranza bandito da Costantino nel 313 d.C., i cristiani poterono disporre di specifici ambienti funzionali alle esigenze liturgiche e pastorali, sino a che lo spazio urbano e suburbano di Roma risultò segnato in modo indelebile dall’edilizia monumentale cristiana.

I resti d’età classica rinvenuti in occasione delle indagini sulla basilica inferior di S. Crisogono consentono di ricostruire l’antico livello stradale romano, quasi 6 m al di sotto della quota attuale[5], e documentano la trasformazione di una (o più?) domus in un titulus, un’aula di culto cristiano assimilabile ad una “parrocchia” ante litteram, che dall’inizio del V secolo d.C. assunse un impianto basilicale, ad unica navata con ambulacro esterno (nartece).

La domus romana – realizzata interamente in laterizi – costituisce quasi 2/3 del volume della basilica, per il cui apprestamento si aggiunse ad est l’avancorpo del nartece, e ad ovest si prolungarono le murature – in opera listata ad alternanza di mattoni e tufelli – allo scopo di edificare la zona presbiteriale e il catino absidale.

Ai lati dell’abside si trovano due ambienti di “servizio”: a destra un secretarium, usato probabilmente per riporre vesti sacre, documenti e arredi liturgici, e a sinistra un grande ambiente identificato come battistero, dove si scorge un imponente emiciclo della vasca battesimale, di 2, 6 m di diametro, funzionale all’antico rito per immersione: evidenti, nei resti della struttura, i gradini semilunati che permettevano al catecumeno l’ingresso nel fonte.

Il ritrovamento di altre due vasche (oggi scomparse) collegate ad un sistema di tubature che scaricavano in un fognolo coperto a cappuccina, lascerebbe supporre la possibile riconversione a battistero di una più antica fullonica, ovvero un locale destinato alla tintura dei tessuti, non fuori contesto in un quartiere a vocazione commerciale come Trastevere.


In un periodo imprecisato (tra X e XII secolo), quando ormai il sacramento del battesimo era impartito per aspersione, la vasca venne tagliata da un imponente muro trasversale e coperta da un pavimento.

Nell’VIII secolo papa Gregorio III (731-741) promosse un sostanziale restauro della basilica, che previde il rifacimento del tetto, la realizzazione di una cripta semianulare sottostante il presbiterio, ed una nuovo apparato decorativo, scultoreo e pittorico, di cui restano numerose e pregevoli tracce.

Abbellimenti e modifiche continuarono sino al XII secolo, quando una nuova basilica venne costruita ex novo, per iniziativa del cardinale Giovanni da Crema, leggermente spostata verso nord rispetto all’antica aula di culto, di cui vennero sfruttate alcune strutture come fondazioni.

La basilica sotterranea rimase inesplorata per ottocento anni, fino alla riscoperta nel primo decennio del XX secolo.

 


da LUCIANI - SETTECASI 1996, p. 18.

 

Flavia Frauzel

Per approfondimenti su S. Crisogono cfr. B. M. APOLLONJ GHETTI, S. Crisogono, Roma 1966; R. LUCIANI - S. SETTECASI, San Crisogono, Roma 1996 (con estesa bibliografia a riguardo).



[1] Impostata sulle Vie Portuense e Aurelia.

[2] La ripa greca, a sinistra del Tevere, col Foro Boario (in corrispondenza del Portus Tiberinus), la zona del Monte Testaccio (Emporium).

[3] Lo scomparso Ponte Sublicio, l’Emilio (cosiddetto “Ponte Rotto”) e – a collegamento dell’Isola Tiberina con Trastevere – il Fabricio e il Cestio.

[4] Come ad esempio “lassus sum successorem date” (sono stanco, datemi il cambio) o “omnia tuta” (tutto a posto).

[5] Un così forte innalzamento del piano di calpestio è facilmente comprensibile tenendo conto delle ripetute piene del Tevere.

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