www.trasecoli.it

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

L'Auditorium di Mecenate

Figura 1. La localizzazione degli Horti Maecenatis nella zona dell’Esquilino.

Nel 1874, durante i lavori di sterro per la nuova urbanizzazione del nascente quartiere Esquilino, fu portato alla luce un particolare monumento romano a pianta rettangolare con una grande esedra su uno dei due lati corti. I primi scopritori, Visconti e Vespignani, lo interpretarono come un auditorium per la presenza di una sorta di gradinata sul lato absidato. Ben presto gli studiosi identificarono questa struttura come uno degli edifici facenti parte del complesso degli Horti Maecenatis (fig. 1), il vasto possedimento composto da una lussuosa villa e da una serie di padiglioni, che Mecenate aveva nella zona dell’Esquilino nei pressi delle Mura Serviane, come riferito da importanti autori antichi, tra cui il poeta Orazio. Il rinvenimento di una fistula aquaria, una conduttura che portava l’acqua all’edificio, recante iscritto il nome di Cornelio Frontone, ha dato la certezza che si trattasse proprio di un edificio relativo ai possedimenti di Mecenate. Secondo le fonti, questo celebre maestro di retorica era venuto in possesso degli Horti in questione in età Adrianea. In seguito alla morte di Mecenate infatti, il complesso abitativo era passato nelle mani della famiglia imperiale, che lo aveva poi ceduto a Frontone.
L’accesso alla struttura avveniva tramite un ingresso principale posto sul lato corto opposto all’esedra, chiuso però già in antico, e attraverso due ingressi laterali, uno dei quali si articola in due rampe che discendono sotto terra e che permettono di superare il dislivello che separava l’edificio dal piano di vita dell’epoca. Oggi è rimasta visibile solo una delle due rampe che funge ancora da ingresso per i visitatori moderni (fig. 2).


Figura 2. Pianta del c.d. Auditorium di Mecenate (da Vespignani).

Poco dopo la pubblicazione della scoperta alla fine del XIX secolo, altri studiosi hanno messo in discussione l’interpretazione dei primi scopritori: le gradinate infatti risultano troppo strette per poter permettere agli uditori di sedersi comodamente.
L’interpretazione attualmente più accreditata è che si tratti di un triclino estivo semi-ipogeo dotato di un monumentale ninfeo: nei gradini dell’esedra sono stati infatti notati dei canali che facevano defluire l’acqua sulle gradinate come una lenta cascata. Al riparo dal sole e dalla calura, gli ospiti di Mecenate potevano pranzare e conversare al cospetto di grandiosi giochi di acqua e di ricche pitture. Le pareti erano infatti completamente decorate da affreschi di terzo stile pompeiano: nelle nicchie sono rappresentate finte vedute prospettiche ed elementi vegetali a simulare delle finestre che si aprono su di un paesaggio idilliaco, impossibile da vedere realmente per il carattere semi-ipogeo della struttura (fig. 3).

 


Figura 3. Sezione trasversale del c.d. Auditorium di Mecenate (da Vespignani).

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

AA. VV., L’archeologia in Roma Capitale tra sterro e scavo, Venezia 1983.
M. Cima, Gli horti di Roma antica, Milano 2008.
F. Coarelli, Roma, Roma-Bari 2001.

Valentina Cervi

You are here
if(empty($r)) {$r = "";echo $r;} #/918e95#