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Il Celio

 

ALLA SCOPERTA DEL CELIO: PASSEGGIATA ARCHEOLOGICA PER IL CLIVUS SCAURI

 

 


Figura 1. Il Celio e il clivus Scauri (da Coarelli 2001, p. 255)

 

In origine il colle Celio (fig. 1) era noto come mons Querquetulanus, il monte delle querce. Il nome Caelius invece deriverebbe, secondo le fonti, da un episodio mitico: Caele Vibenna, un eroe eponimo di Vulci, avrebbe conquistato quest’altura e, dopo essere stato catturato da Tarquinio, sarebbe stato liberato da Mastarna, il quale, dopo aver ucciso il re di Roma, sarebbe diventato lui stesso sovrano con il nome di Servio Tullio. Alle pendici di questo colle si aprivano due porte nel circuito delle Mura Serviane: la porta Caelimontana, il c.d. Arco di Dolabella, e la porta Querquetulana localizzata nei pressi della chiesa dei SS. Quattro Coronati. A partire dalla tarda età repubblicana quest’area diventa una zona residenziale, caratterizzata dalla presenza di importanti e lussuose abitazioni di proprietà dell’aristocrazia romana. In età imperiale la collina viene occupata da un importantissimo tempio dedicato all’imperatore Claudio divinizzato (fig. 2), che viene fortemente danneggiato dall’incendio neroniano del 64 d.C. e completato solamente in epoca Flavia. Non resta alcuna traccia dell’edificio templare ma dalla Forma Urbis Severiana è stato possibile ricostruire la sua pianta: si tratta di un tempio prostilo ed esastilo o ottastilo, localizzato al centro di una spianata ampia m 180 x 200 e prospiciente il vicino colle Palatino. La parte meglio conservata delle immense sostruzioni del complesso sacro, è il lato orientale, ancora oggi visibile lungo l’attuale via Claudia, che presenta diversi interventi edilizi databili tra il I e il IV secolo d.C.

 

 

Figura 2. Il Tempio del Divo Claudio (da Coarelli 2001, p. 260).

 

La realizzazione del clivus Scauri (fig. 1), che attraversa interamente la collina del Celio, va attribuita probabilmente ad un membro della famiglia degli Aemilii Scauri ed in particolare a M. Aemilius Scaurus censore nel 109 a.C. Su questa strada si affacciano una serie di edifici antichi pertinenti ad abitazioni, conservati per una notevole altezza, e collegati da archi medievali che scavalcano la via, alla basilica dei SS. Giovanni e Paolo. Lungo questo percorso sono visibili i resti della c.d. Biblioteca di Agapito e la facciata di una serie di edifici abitativi, le note “Case del Celio”, su cui si va ad impiantare la vicina basilica (fig. 3).

 

Figura 3. Edifici lungo il clivus Scauri: la Biblioteca di Agapito e le Case del Celio (da Pavolini 2006, p. 49).

 

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

F. Coarelli, Roma, Roma-Bari 2001.

C. Pavolini, Archeologia e topografia della regione II (Celio), Roma 2006.

C. Pietrangeli, Rione XIX - Celio, Guide Rionali di Roma, Palombi 1987.

Valentina Cervi

 

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