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Il Portico d'Ottavia

 

IL PORTICO DI OTTAVIA E IL CAMPO MARZIO MERIDIONALE


Figura 1. Il Campo Marzio Meridionale (da Coarelli 2001, p. 322).

 

Il termine Campo Marzio ha assunto nel corso del tempo diversi significati: nella sua accezione più vasta indica tutta la pianura compresa tra il Campidoglio, il Tevere e le estreme pendici del Quirinale e del Pincio. Inizialmente indicava una zona priva di edifici, destinata ad esercitazioni militari e sportive. In età repubblicana invece, indica esclusivamente la zona destinata ai comizi centuriati e poi a quelli tributi, ovvero l’area destinata ai saepta, quel complesso di edifici dove avevano luogo le operazioni di voto. Infine in età imperiale passa ad indicare tutta la zona compresa entro l’ansa del Tevere e rientra nella IX regione augustea, il Circus Flaminius, caratterizzata appunto dalla presenza del Circo Flaminio e dell’omonima strada, la via Flaminia, principale asse nord-sud del quartiere. Importantissimo in questo periodo è stato l’intervento edilizio di Agrippa, che aveva raccolto nella sue mani la proprietà di una notevole parte del Campo Marzio, privatizzata probabilmente in età sillana. Un’arcaica leggenda collega il Campo Marzio ai Tarquini, ai quali questa zona sarebbe appartenuta in qualità di agro regio. Al momento della loro cacciata da Roma, l’area sarebbe diventata pubblica e l’ultimo raccolto delle loro terre, dopo essere stato gettato nel fiume Tevere, avrebbe dato origine alla vicina isola Tiberina. La parte meridionale del Campo Marzio (fig. 1) subisce in età Augustea, una serie di importanti ristrutturazioni: viene terminata la costruzione del Teatro di Marcello, vengono ristrutturati i templi di Apollo Sosiano e di Bellona, viene ricostruita la Porticus Metelli che Augusto decide di dedicare alla sorella Ottavia.

 

Figura 2. Il Portico di Metello (da Coarelli 2001, p. 328).

 

Figura 3. Il Portico di Ottavia, ipotesi ricostruttiva (da Coarelli 2001, p. 328).

Il Portico di Metello (fig. 2) viene costruito da Q. Caecilius Metellus Macedonicus nel 146 a.C., dopo il suo importantissimo trionfo in Macedonia. Questa struttura va a recingere un edificio più antico, il tempio di Giunone Regina, dedicato nel 179 a.C. dal censore M. Emilius Lepidus, cui fu aggiunto da Metello il tempio di Giove Statore. Tra il 33 e il 23 a.C. Augusto decide di restaurare questa vetusta struttura e i due templi in essa contenuta: da questo momento in poi il Portico di Metello si trasforma nel Portico di Ottavia. Grazie alla Forma Urbis, la pianta marmorea della città di Roma realizzata in età severiana, è stato possibile ricostruire la planimetria del Portico di Ottavia, che viene dotato in età augustea di un edificio absidato, localizzato dietro i due templi: si tratta forse della curia Octaviae che fu allora inserita insieme alla omonima biblioteca, divisa in due sezioni una latina e una greca, nella parte posteriore del portico. Il portico e i suoi due templi vengono restaurati dopo un incendio nell’80 d.C., e poi ancora sotto Settimio Severo, in seguito ad un secondo disastroso incendio avvenuto nel 191 d.C. I resti attualmente visibili, pertinenti esclusivamente al monumentale propileo di ingresso posto al centro del lato meridionale, sono relativi proprio al restauro severiano, ricordato anche dalla monumentale iscrizione tutt’ora visibile in facciata. Nel periodo medievale il propileo del Portico di Ottavia viene trasformato nella chiesa di S. Angelo in Pescheria, e i suoi portici vanno ad ospitare il primo mercato del pesce della città.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

N. Cavaccini, Il Portico di Ottavia, Roma 2007.

F. Coarelli, Roma, Roma-Bari 2001.

C. Pietrangeli, Rione XI - S. Angelo, Guide Rionali di Roma, Palombi 1984.

Valentina Cervi

 

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