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Le mura aureliane e Porta S. Sebastiano

IL MUSEO DELLE MURA DI ROMA: PORTA S. SEBASTIANO

 

Figura 1. Le Mura Serviane e Aureliane (da Coarelli 2001).

La città di Roma è stata protetta, sin dalla sua origine, da un articolato sistema di fortificazione posto a difesa dell’abitato. La prima cinta muraria attestata archeologicamente è quella posta a difesa del monte Palatino, datata alla metà del VIII secolo a.C. Si tratta del leggendario Murus Romuli. Le fonti storiche riferiscono di una seconda fortificazione fatta costruire nella prima metà del VI secolo a.C. ad opera del re Servio Tullio, e per questo nota come il Murus Servii Tullii. Nella fase più antica la struttura è realizzata in opera quadrata di cappellaccio, rinvenuta per brevissimi tratti, visibili lungo la salita del Grillo e all’incrocio tra via Carducci e via Salandra. Dopo il sacco di Roma ad opera dei Galli avvenuto nel 390 a.C., la fortificazione serviana viene ampliata e ristrutturata con la realizzazione di una nuova cinta muraria in opera quadrata di tufo di Fidene e di Grotta Oscura. Il tratto più imponente di tutta la cinta è quello ancora conservato e visibile a sinistra della facciata della Stazione Termini. Con il crescere del potere e della ricchezza della capitale i cittadini romani non necessitarono per lungo tempo di alcun sistema difensivo. Bisognerà infatti aspettare il III secolo d.C., periodo in cui la minaccia di un’invasione barbarica era imminente, per vedere la costruzione dell’ultima cinta muraria della città: le Mura Aureliane (fig. 1).

Questa poderosa costruzione è stata realizzata per volere dell’imperatore Aureliano tra il 271 e il 279 d.C. in tempi brevissimi: è per questo che in molti punti del suo circuito sono riutilizzati non solo materiali pertinenti ad altre costruzioni, ma anche strutture preesistenti che vengono inglobate nella fortificazione. Esemplare è il caso della piramide Cestia presso la Porta Ostiensis. Queste mura si estendono per circa 19 km e in esse si aprono numerose porte in corrispondenza di ciascuna grande via consolare. È questo il caso della Porta Appia, così chiamata in antico dal nome della via che la attraversava. Nel medioevo il nome della porta venne corrotto in D’accia e Dazza, infine prevalse quello di Porta S. Sebastiano, in ricordo del martire cristiano sepolto nella basilica sulla via Appia poco fuori le mura. La Porta S. Sebastiano ha subito numerose ristrutturazioni nel corso dei secoli. L’aspetto originario della struttura è illustrato dalla fig. 2: nella prima immagine è riportata la pianta, mentre nella seconda viene illustrato l’alzato della porta con torri semicircolari e doppio accesso alla città.

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura 2. Pianta e prospetto della Porta S. Sebastiano: fase di Aureliano (da Coarelli 2001).

La prima importante trasformazione delle Mura Aureliane viene effettuata all’inizio del V secolo d.C. per volere dell’imperatore Onorio. L’infrastruttura viene rialzata di un piano e dotata dunque di un nuovo camminamento scoperto e merlato. La Porta S. Sebastiano viene dotata di una controporta interna con due accessi, mentre verso l’esterno l’ingresso avviene attraverso un unico fornice, più semplice da difendere. Dopo il terremoto del 442 d.C. le torri riportarono segni di cedimento e vennero perciò rinforzate con un rivestimento in blocchi di marmo. Diventano dunque torri quadrangolari nella parte inferiore e semicircolari in quella superiore (fig. 3). Le Mura Aureliane e la Porta S. Sebastiano continuarono a difendere la città di Roma fino al 20 Settembre 1870, ovvero fino a quando le truppe del neonato Stato Italiano riuscirono ad espugnare la roccaforte papale e a sconfiggere le armate pontificie.

 

 

 

 

 

 

 

Figura 3. Pianta e prospetto della Porta S. Sebastiano: fase di Onorio (da Coarelli 2001 e da http://www.francescocorni.com/disegni.php?s_regione=Lazio&disegniPage=12)

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

A. Ceccarelli, Museo delle Mura: guida, Milano 2007.

F. Coarelli, Roma, Roma-Bari 2001.

G. Pisani Sartorio, Muri Aureliani, in Lexicon Topographicum Urbis Romae, vol. III, a cura di M. Steimby, Roma 1996, pp. 290-314.

 

Valentina Cervi

 

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